Se questo è il calcio-spettacolo

Quattro semifinali di Champions League solo due reti: partite scialbe. Al ritorno nessuna delle quattro squadre è riuscita a segnare. La delusione più grande viene dal Camp Nou dove la celebratissima partita-spettacolo Barcellona-Milan finisce con il risultato a occhiali.
L'immunità di Cannavaro

Sapete perché il grande Fabio Cannavaro nell'Inter era uno dei giocatori più ammoniti d'Italia? Chiedetelo a Mudingayi e a Paparesta. Oppure guardatevi queste statistiche: falli fatti e ammonizioni ricevute.
L'ennesimo fallimento dei nerazzurri

Nella partita più importante della stagione l'Inter mette in campo la peggiore prestazione della gestione Mancini. Non è un problema di schemi o di condizione fisica. Il commento di Facchetti la dice tutta sui limiti caratteriali dei nerazzurri: "Quando c'è un traguardo che si deve raggiungere, la squadra viene a mancare".
Pena di morte? No, fateli marcire in carcere

Il calcio si stringe attorno alla famiglia del piccolo Tommaso. Per gli assassini molti tifosi chiedono la pena di morte. Ma secondo me è meglio farli soffrire in carcere. A vita.
Il calcio dei ragazzi dentro

Il 28 marzo i due calciatori del Palermo Tedesco e Rinaudo hanno fatto visita ai ragazzi del Malaspina. Ecco come la straordinaria penna di Roberto Puglisi, dalle pagine del Giornale di Sicilia, ci racconta l'incontro.
PALERMO (rop) Come per incanto, un pallone cucito con le emozioni e rivestito di fantasia è rimbalzato dietro le sbarre. I ragazzi del Malaspina l’hanno respirato, l’hanno sfiorato di testa e di piede. L’hanno sognato forse per un attimo troppo breve. Ma è stato un sogno bellissimo. Quel pallone immaginario, eppure tanto desiderato da diventare quasi realtà, è stato portato nella sala teatro del carcere Malaspina da Giovanni Tedesco e Leandro Rinaudo vestiti inutilmente in borghese. Un giocatore del Palermo ha sempre una chiazza rosanero tatuata sull’anima e sulla pelle. Hanno parlato di calcio e di vita Giovanni e Leandro, con quella sincerità che ne fa due persone in carne e ossa, non solo due sagome di carta, buone per l’album Panini. E mentre parlavano, il pallone rotolava e portava via i ragazzi dalle sbarre.
L’appuntamento di ieri mattina era sponsorizzato dalla Provincia, rappresentata dall’assessore alla Pubblica Istruzione Enzo Gargano, che da tempo organizza incontri tra calciatori del Palermo e scolaresche. Due file di sedie nella saletta dalle pareti color salmone del teatro. Da una parte gli ospiti della struttura, dall’altra alcune classi dell’Alberghiero “Florio” che suole intrecciare rapporti amichevoli col penitenziario minorile grazie all’intesa che si è creata tra la professoressa Maddalena Dimitri e la direttrice dell’istituto penale, Rita Barbera. “Spesso – spiega la professoressa – organizziamo partitelle in comune”. La circostanza strappa una promessa ai due palermitani del Palermo: “Torneremo a fine stagione per giocare”, nell’ambito di una campagna sulla donazione di sangue.
Fischio d’inizio del dibattito con il normale imbarazzo di queste occasioni. A sinistra il Malaspina in formazione tipo. A destra le classi del “Florio”. I ragazzi si somigliano, stessi capelli, stessi pantaloni, stesse scarpe. Solo, quelli di sinistra hanno gli occhi molto più adulti, segno tangibile dei troppi tackle subiti dal destino. Si comincia, col dj Massimo Minutella che cerca di rompere il ghiaccio. Prima domanda a Giovannino da Pallavicino. “Cosa provi a indossare la maglia rosanero?” . Risposta dopo un secondo di riflessione: “E' una gioia che non si può dire a parole”. Rinaudo confessa: “Sognavo di giocare nel Palermo, mai avrei pensato di farlo in serie A e in Uefa”. La conversazione si scioglie a poco a poco. Uno che somiglia come una goccia d’acqua al comico Ficarra molla la stoccata: “Non guadagnate un po’ troppo? ”Tedesco ribatte: “Penso di sì e non lo trovo giusto”. Applausi, ma non era una battuta retorica, per cercare consenso. Leandro della Kalsa entra in seconda fase: “Però se ce li danno i soldi li prendiamo”. Ovazione. L’incontro offre la capacità di scoprirsi reciprocamente. I ragazzi “privilegiati” che giocano a pallone entrano con delicatezza in un mondo in penombra, fatto di errori e dolore. I ragazzi della penombra chiacchierano con i divi e per una volta ascoltano parole vere, non le risposte prefabbricate da dopopartita. Giovannino racconta: “Foschi mi ha chiamato a venti minuti dalla fine del mercato, mi ha chiesto se volevo venire a Palermo. Non ci ho pensato nemmeno un secondo. Certo, i tifosi del Genoa si sono arrabbiati con me, come qui qualcuno è arrabbiato con Toni. Eppure dobbiamo ringraziare Luca per quello che ha fatto con il Palermo”. Silenzio gravido di tensione. Lucatonigol è sempre un nervo scoperto. Leandro Rinaudo dice che non si fidanzerebbe mai con una velina: “Sto con una ragazza normale. Sono proprio le ragazze normali che ti danno la felicità. E io sono felicissimo”. Ancora qualche battuta sui numeri di maglia, su Tedesco che ha sempre portato addosso il quattro portafortuna, anche nel ciondolo “ammonito”, e su Rinaudo che ha scelto il settantasette in omaggio alla nonna (“Era la sua età quando è morta”). Poi, il triplice fischio finale. Giovannino e Leandro con i loro sogni che sono diventati realtà firmano autografi e stringono mani. L’impiegato del carcere con i capelli bianchi, testimone di troppe speranze falciate da dietro, apre la porta con una grande chiave. Il cielo, fuori, è sgombro e azzurro, liscio come un pallone. Verrebbe voglia di prenderlo a calci. Roberto Puglisi